9 luglio 2026
un film di Andrea Grasselli con la collaborazione speciale di Ibrahima Mbengue consulenza per i testi Samia Wardane
un progetto in residenza di Arkane (Casablanca, Marocco)
in collaborazione con Viafarini (Milano, Italia)
con il Patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Casablanca
Giovedì 9 luglio Viafarini.work presenta les îles de Sidi, frutto della collaborazione con la residenza artistica Arkane a Casablanca, dove è stato ospite il videoartista e regista Andrea grasselli, invitato su open call grazie al dialogo aperto in Marocco dal fotografo senegale Ibrahima Mbengue per Viafarini.
Come risultato del confronto tra il regista italiano e il fotografo senegalese è emerso un comune interesse per una componente spirituale, che ha preso forma nell’Isola di Sidi, ultima dimora del marabutto Sidi Abderrahman.
L’Isola di Sidi Abdel Rahman a Casablanca è un limen geografico e spirituale. Custodisce la memoria del marabutto, uomo pio in fuga da un mondo crudele che scelse di dormire sotto le stelle e che, si narra, aveva il dono di camminare sulle acque suonando il flauto per poter attraversare mondi invisibili. Soglia tra materiale e spirituale, questo frammento di roccia legava la sua baraka (benedizione divina) ai rituali eterodossi contro il malocchio delle indovine dell’isola delle “streghe”.
Oggi il sito vive una pesante riconversione urbanistica che ha portato al rifacimento del mausoleo e alla demolizione delle case informali delle famiglie delle indovine. Inoltre, a poche centina di metri, sorge il Morocco Mall, il più grande centro commerciale dell’intera Africa. Si dice che, fin dalla sua costruzione, alcuni abbiano udito strani suoni e presenze, temendo gli spiriti o la voce stessa del marabutto, adirato per il deturpamento della terra.
Lo sguardo situato tra cinema etnografico e video-installativo trasforma l’isolotto in un arcipelago di voci che abitano il luogo: quelle di pellegrini, dei pescatori, delle indovine e degli spiriti jinn, sospese tra antichi rituali e l’architettura del paesaggio in trasformazione.
Andrea Grasselli ha così potuto produrre, con la collaborazione di Arkane e di Ibrahima Mbengue, un corto di 7 minuti che è stato presentato in Marocco nell’ ambito di Iniziativa Atlantica e che verrà presentato il 9 luglio a Viafarini.work.
L’opera vuole essere l’inizio di una ricerca che porti a un dialogo e a un confronto tramite la collaborazione progettuale di artisti di culture diverse, tra Italia, Marocco e Africa subsahariana, su un ampio spettro di tematiche, in questo caso di matrice antropologica e ambientale.
les îles de Sidi, 2026, video installazione, ‘7
Tra bassa e alta marea, tra santuario e costa, lʼisola di Sidi Abdel Rahman diventa un teatro di voci, dove la leggenda del marabutto, i rituali dei suoi pellegrini, le pratiche della magia nera e i rumori delle trasformazioni urbane si intrecciano.
Il progetto nasce per la residenza ARKANE e si inserisce nel tema La Voie de lʼAtlantique, esplorando il rapporto tra memoria, spiritualità e trasformazioni urbane. LʼIsola di Sidi Abdel Rahman, al confine tra oceano e città, custodisce la leggenda del marabutto. Abderrahmane, trasferitosi da Baghdad a Casablanca, scelse lʼisolotto per ritirarsi dalla vita mondana, prediligendo la solitudine e la natura.
Uomo pio e generoso, amava il contatto con il mare e la preghiera; la sua tomba divenne meta di ziyara (pellegrinaggi), rituali, preghiere, offerte simboliche e gesti di cura. Il culto dei marabutti ha rappresentato per secoli una componente fondamentale della religiosità popolare marocchina. Figure carismatiche dotate di baraka (benedizione divina) offrivano protezione, guarigione e consigli.
Lʼisolotto ha assunto una valenza simbolica come confine tra mondo materiale e spirituale. Tuttavia, la fama del sito era legata anche a pratiche meno ortodosse, tra cui la magia nera e la divinazione, contribuendo a creare unʼimmagine ambivalente: centro di spiritualità autentica e luogo controverso agli occhi dellʼIslam più ortodosso, che considera tali pratiche shirk (peccaminose). Negli anni il sito ha subito profondi lavori di urbanistica che hanno trasformato lʼintera area, distruggendo il villaggio informale circostante ed evidenziando la tensione tra tradizione e modernità.