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Xabier Salaberria
Non objective geometry produces
objective reality
, 2010
trucial
are impiallacciato, legno, pittura

Dragana Sapanj
oš
Reverb, 2010
performance della durata dell'opening, con la partecipazione di attori sordomuti

Pavel Sterec
documentazione
del lavoro svolto durante
il periodo di residenza



Dragana Sapanjoš
Make your own kind of music, 2010
installazione sonora site specific; cartongesso, stucco, 50 topi vivi (Mus musculus Linnaeus)
dimensioni ambiente







Memories and Encounters


Xabier Salaberria (Spagna)
segnalato da Chuz Martinez

Dragana Sapanjoš (Croazia)
borsa di studio ACACIA - Associazione Amici Arte Contemporanea

Pavel Sterec (Repubblica Ceca)
segnalato da Futura (Praga)

gennaio - marzo 2010

Nell’ambito di Memories and Encounters presso VIR Viafarini-in-residence tre gruppi di artisti si susseguono da maggio 2009 a marzo 2010, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cariplo che ha deciso di promuovere l’intero progetto, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che collaborano nella progettualità di scambi internazionaler e di singole realtà che hanno garantito il sostegno del progetto e degli artisti invitati: Gemmo spa, partner istituzionale di Viafarini, ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea e la Fondazione Nicoletta Fiorucci

I due artisti Xabier Salaberria e Pavel Sterec sono stati segnalati rispettivamente da Chuz Martinez, chief curator del MACBA di Barcellona, e dalla residenza Futura di Praga con cui si è attivato un progetto di scambio. Grazie alla borsa di studio ACACIA ha preso parte al programma Dragana Sapanjoš, selezionata tramite un bando rivolto agli artisti dell'Archivio DOCVA.

Insieme ad ANISA Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte, partner nel programma didattico, è continuata la sperimentazione con gli studenti del Liceo artistico Boccioni di Milano e il Liceo artistico di Brera.

Il dialogo e la collaborazione dei tre artisti si visualizza durante l'open atelier come un dispositivo articolato di progetti e souvenir. Un duplice display realizzato da Xabier Salaberria, dove presentare le proprie riflessioni maturate in questi tre mesi, e un "altare" gemello predisposto per il collega Pavel Sterec sul quale l'artista ceco presenta gli svariati progetti portati a termine durante il VIR. Dragana Sapanjoš ha invece preferito mimetizzarsi tra i due e la stuttura architettonica. Due gli interventi in programma: il primo di natura performativa realizzato grazie alla collaborazione con la Compagnia Teatrale Senza Parole, e l'altro coincidente in un misterioso rumore che anima le pareti e che accompagna l'osservatore nel suo percorso in uno spazio prevalentemente deserto.

Informazioni sugli artisti:

Xabier Salaberria (1969) Salaberria lavora sui rapporti proporzionali tra uomo e architettura, considerando l’uomo, appunto, come un’unità di misura possibile, al quale qualsiasi progetto architettonico deve riferirsi e dal quale, innanzi tutto, qualsiasi architettura deve partire. Così facendo svela anche un secondo rapporto, psicologico, emotivo, con l’architettura. I suoi habitat cercano un’esperienza diretta dell’installazione, assolutamente non mediata, e indagano così una comunicazione tra spettatore ed artista che si trovano quindi a confrontarsi su paure antiche, ancestrali, legate al buio, alla costrizione e a qualsiasi vincolo riferibile ai segni architettonici.
"La mia ricerca artistica non si focalizza su un tema chiaramente definibile, e generalmente non si sviluppa da un punto di vista predestinato. Il mio lavoro solitamente prende avvio dai contorni e dall’area periferica che circonda uno spazio, in modo da affrontare un problema o un soggetto da punti vista diversi non gerarchicamente ordinati. Durante lo sviluppo dei miei progetti artistici i diversi livelli di significato e le azioni si sviluppano simultaneamente su piani diversi. Potrei descrivere la mia ricerca come un atto di progettazione, che si rivela essere una sorta di forma ideologica. Io credo che oggi per l’artista non abbia alcun senso isolarsi nel proprio studio, rifiutando ogni relazione con il contesto che lo circonda. Non voglio che la mia ricerca sia etichettata come “arte sociale”, infatti penso che l’artista debba considerare se stesso come parte integrante della società."

Dragana Sapanjoš (1979) La sensazione del disturbo è spesso presente nel lavoro di Dragana Sapanjoš, sia che si tratti di un disturbo degli strumenti di trasmissione tecnologici di cui alcuni lavori sono costituiti, sia che ad essere prodotte siano sensazioni spiacevoli nello spettatore stesso. In alcune installazioni ambientali e sonore, ad esempio, era un suono troppo basso o troppo alto a porre lo spettatore in una difficile, scomoda posizione. In un’altra recente video-installazione dal titolo I love you, invece, è una dichiarazione d’amore troppo insistita ed urlata ad indurre in chi guarda un sentimento di aggressione, ricatto e sopraffazione. Per Dragana Sapanjoš l’arte è un luogo di prossimità fisica e psicologica molto stretta, una zona quasi angusta di confronto diretto - e spesso doloroso - tra l’artista e il suo pubblico, un’occasione di relazione periferica nel contesto della comunicazione di massa e per questo giocata sul filo del rapporto uno a uno, come un abbraccio dato con eccessiva veemenza.
"La mia ricerca è centrata sul rapporto tra contenuto e contenitore, sulla distorsione percettiva che l’opera genera in chi la consuma. L’opera si articola come uno spazio svuotato delle proprie connotazioni oggettuali, dove chiunque vi entri, con la sua presenza, inizia ad aggiungervi un “oggetto”: la propria sensazione, il proprio odore, la propria presenza; rimasticando e plasmando di volta in volta l’opera stessa. Mi rapporto allo spazio nello stesso modo nel quale voglio che lo spettatore si rapporti all’opera, costruisco ogni singolo intervento attorno allo spazio che lo circonda."

Pavel Sterec (1985) Il lavoro di Sterec si basa sull’approccio performativo. L’opera d’arte emerge come il risultato di situazioni deliberatamente costruite e di eventi di carattere episodico. Dopo aver studiato presso l’Accademia di arti performative di Praga la sua carriera di artista muove gli esordi come performer e attore, per poi proseguire attraverso gli studi all’Accademia di Belle Arti e la fondazione della radio alternativa Lemurie. Assieme a Jan Pfeiffer fonda nel 2008 Pavillion Gallery e nello stesso anno si perfeziona all’Accademia sotto la supervisione dell’artista polacco Zbigniew Libera.
“Il mio lavoro si basa spesso sulla performance o, per essere più specifico, sull’approccio performativo. L’opera d’arte emerge come il risultato di situazioni deliberatamente costruite e di eventi di carattere episodico. Proprio in questo modo intendo lavorare a Milano. Per spiegare in modo più chiaro il mio approccio, utilizzerò i progetti che ho recentemente esposto come illustrazioni. Di base mi interessano gli spazi che testimoniano come certe situazioni si ripetano di volta in volta, come per esempio i tour delle visite guidate. Gli interventi sulle situazioni ripetitive sono facili da gestire, dal momento che le regole e le “coreografie” dei partecipanti sono ben osservabili.”

Si ringrazia la sezione milanese dell'Ente per la Protezione e l'Assistenza dei Sordi
Per prenotare una studio visit: viafarini@viafarini.org - +39 02 66804473



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last update 21-09-2010