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Sharon Houkema
Untitled, 2010
installazione site specific
impianto di riscaldamento, scale, plastica,
dimensioni variabili



Sharon Houkema
Flow, 2009
installazione site specific
disegni su carta,
dimensioni variabili




Igor Muroni
veduta della mostra



Joanne Robertson
veduta della mostra




Joanne Robertson
veduta della mostra






Memories and Encounters


Sharon Houkema (Olanda)
segnalata da Rijksakademie (Amsterdam)

Igor Muroni (Italia)

Joanne Robertson (Regno Unito)
segnalata da Martin Creed

settembre - novembre 2010

Nell’ambito di Memories and Encounters presso VIR Viafarini-in-residence gruppi di artisti si susseguono, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cariplo che ha deciso di promuovere l’intero progetto, del PaBAAC del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che collabora nella progettualità di scambi internazionali, e di singole realtà che hanno garantito il sostegno del progetto e degli artisti invitati: Gemmo spa, partner istituzionale di Viafarini, ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea e Nicoletta Fiorucci Art Trust.
Continua il programma didattico per i licei artistici milanesi in partnership con la sezione provinciale milanese di ANISA Associazione nazionale insegnanti di storia dell'arte.

L’artista Sharon Houkema, che ha ricevuto la borsa di studio Fiorucci Art Trust, è stata selezionata durante gli Open Atelier 2009 della Rijksakademie van beeldende kunsten di Amsterdam.
Joanne Robertson è stata nominata dall’artista scozzese Martin Creed e selezionata dalla direzione di Viafarini. Conclude la nuova stagione di VIR l’artista italiano Igor Muroni, scelto da una giuria composta da Chiara Agnello, Davide Ferri, Emilio Giorgi, Antonio Grulli, Carolina Italiano, Stefania Morellato, Gabi Scardi, Marco Tagliaferro, Gemma Testa in una rosa di dieci candiadati preselezionati da Viafarini.

Sharon Houkema (1975) Un paesaggio può essere osservato secondo due modalità differenti, puoi osservarlo dalla cima di una montagna o puoi attraversarlo a piedi. Nel lavoro di Sharon Houkema si incontrano le entrambe le modalità percettive. La percezione stessa pare costituire il soggetto dei lavori, ma essi stessi non sono così semplici a cogliersi: ciò che appare semplice a prima vista, a uno sguardo più attento si mostra complesso. Ciò che appare scelto casualmente, col tempo rivela una propria coerenza intrinseca. Lo spazio e il tempo, la fissità e il moto, oltre al mezzo espressivo in sé, prendono tutti parte a questo processo. I movimenti tra i diversi punti di vista sono altrettanti viaggi da intraprendere da parte degli spettatori.

Igor Muroni (1976) “Il mio progetto per la residenza intende abitare la funzione culturale e la dimensione architettonica dello spazio di Via Farini 35, attivando un work in progress che in alcuni momenti si apre al coinvolgimento diretto del pubblico: una dimensione partecipativa destinata a registrare vissuto collettivo. Saranno dei temporary events con proiezioni, ascolti guidati, performance, tavole rotonde e reading e altro. Questi disegneranno il percorso della produzione del progetto finale: un'installazione che traduce la dinamica dell'indagine dei riferimenti, il processo creativo e il vissuto dei tre mesi nello spazio. Il territorio di indagine sarà quello della noise culture, dove il noise, emancipandosi dall’accezione di genere musicale, assume quella più culturalmente diffusa di stato fisico nauseabondo generato da una pop-bulimia.”

Joanne Robertson (1979) “Il mio lavoro spesso si concentra sulle idee di bellezza e sofisticatezza. Mi affascina la forma corpulente della figura umana, in parte per i suoi colori e le sfumature ma anche intesa come chiave di accesso per esplorare la condizione umana. Durante la mia residenza a Milano voglio concentrarmi su cosa significhi la pittura, concentrandomi sul suo potere comunicativo e mettendo in discussione se sia ancora qualcosa che valga la pena guardare oggi. La poesia, il disegno, la fotografia e la musica, tutto ciò sta alla base della mia pratica, la arricchisce di una sostanza auto generata tra la quale mi ritrovo a rovistare. Dipingere è un modo di osservare una superficie visiva, che paradossalmente affronta le emozioni interiori nascoste. Amo l’immediatezza della pittura, mi piace l’apparenza quasi volgare, disgustosa, brutta, per poi scovare da qualche parte una bellezza ancora in agguato. Mi piace molto inoltre la pittura dal vero, per cui sono curiosa di vedere come poter lavorare con la luce a Milano. Mi piace anche condurre ricerche sulla cosiddetta poesia confessionale, in particolare quelle poesie che attingono dall’atto di creare qualcosa di vulnerabile e crudo, ma che al contempo sia provvisto di una struttura con la quale sia possibile confrontarsi.”

Per prenotare una studio visit: viafarini@viafarini.org - +39 02 66804473


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last update 18-02-2016