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Anna Franceschini
It's All About Light and Death (To Joseph Plateau), 2011, 16mm film, colore-muto, 2' 40''
realizzato con il contributo di Rijksakademie van Beeldende Kunsten e di Fiorucci Art Trust
foto di Alessandro Di Giampietro



Anna Franceschini
It's All About Light and Death (To Joseph Plateau) 2011, 1 channel video, 16mm film
trasferito in digitale, colore-muto, 9' 07"
realizzato con il contributo di Fiorucci Art Trust
foto di Alessandro Di Giampietro



Riccardo Giacconi con Andrea Morbio
Simone Pianetti (1858 - ?), 2011
still da video, colore-suono, 58'






VIR Viafarini-in-residence


Anna Franceschini (Italia)
borsa di studio Fiorucci Art Trust

Riccardo Giacconi con Andrea Morbio (Italia)

selezionato tramite Open Call

Amande In (Francia)
segnalata da Futura (Praga)

settembre - novembre
2011

VIR Viafarini-in-residence presenta i risultati delle ricerche condotte dagli artisti in residenza Anna Franceschini, borsa di studio Fiorucci Art Trust, Riccardo Giacconi, selezionato tramite l'Open Call A Socially Engaged Art e Amande In, nominata da Futura (Praga).

VIR Viafarini-in-residence è reso possibile grazie al prezioso contributo della PaBAAC del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che collabora negli scambi internazionali, di Fondazione Cariplo e di altre realtà che garantiscono il loro sostegno al progetto e agli artisti invitati: Gemmo spa, partner istituzionale di Viafarini, ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea e Fiorucci Art Trust.

Anna Franceschini
"Di notte, nelle vie deserte, quei gruppetti di uomini accucciati al bagliore dei saldatori autogeni, e le voci che risuonano e poi subito si smorzano, hanno un'aria segreta come di gente che prepari cose che gli abitanti del giorno non dovranno mai sapere". Italo Calvino
It's about Light and Death è un progetto dedicato a Joseph Plateau (1801- 1883) che diventò cieco, per permetterci di vedere oltre. A volte esistono uomini disposti a rinunciare all'esercizio delle proprie funzioni percettive in favore di esperienze visionarie. Per fare questo si astraggono dal tessuto quotidiano così da restituire l'amplificazione ipnotica dei fenomeni del reale. Può succedere di inventare il fenachistoscopio e verificare l'estensione spaziale delle bolle di sapone, oppure di trovare, nella notte, "un fondo di rumore più morbido del silenzio". La disfunzione dell'animo che ne consegue si potrebbe assimilare al distacco retinico a seguito di una prolungata esposizione dell'occhio alla luce solare. Condizione necessaria per avvicinare questo accadimento è forse la disponibilità a isolare, fino a estrarre, l'astrazione fluida insita nelle cose, così da pensare a una coesistenza formale su più livelli del tangibile. Una potenzialità implicita di fermare e muovere immagini che in parte ci sfuggono; un meccanismo che è complice dell'esistente e del resistente, trasfigura il comune uso del reale per diventare animazione, ologramma, 3D esplosivo, fino a partecipare a un concreto, ingannevole e luminescente Star Wars in Maciachini. Dopo l'ultima immagine a disposizione, ne arriveranno altre rigenerate da un occhio che non sembra inciso dal segno dell'uso.
Gianluca Concialdi e Nicoletta De Rosaire

Riccardo Giacconi
"Simone Pianetti fu un omicida italiano. Nella mattinata del 13 luglio 1914, Pianetti (che all’epoca aveva 56 anni) uccise a fucilate sette persone che gli avevano rovinato la reputazione, e la vita, nel suo villaggio montano di Camerata Cornello, in provincia di Bergamo. Fra le vittime vi erano figure di potere del villaggio, fra cui il segretario comunale, il parroco e il medico. Appena dopo la strage, Pianetti fuggì sulle Alpi. Anche a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, non fu mai arrestato e il suo corpo non fu mai trovato. Durante l’inaugurazione della mostra di fine residenza verrà riproposto dal vivo lo spettacolo di burattini "Il Vendicatore", dedicato alla vicenda di Pianetti, che il burattinaio bresciano Giacomo Onofrio metteva in scena regolarmente fino alla metà degli anni Novanta. Durante la residenza, ci siamo avvicinati anche ad un’altra forma d’arte popolare caduta in disuso: i fogli volanti dei cantastorie novecenteschi (in virtù della presenza dello stesso Pianetti in questo tipo di repertorio). Il nostro interesse si è focalizzato su una reinterpretazione capricciosa e infedele di questo tipo di stampe tradizionali. La relativa pubblicazione, che sarà uno degli oggetti inediti esposti durante la mostra, è composta da una serie di stampe su carta pregiata; una carta che vuole paradossalmente rievocare i fogli leggerissimi sui quali i cantastorie pubblicavano le loro ballate, mantenendo allo stesso tempo un’autonomia estetica da quegli oggetti storici."
Riccardo Giacconi e Andrea Morbio

Per la realizzazione dell'intervento di Riccardo Giacconi e Andrea Morbio si ringrazia Giacomo Onofrio.


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last update 21-02-2012