english













Paolo Ulian


veduta della mostra

veduta della mostra

veduta della mostra

fotografie di Mario Gorni

Paolo Ulian 1990-2009


a cura di Beppe Finessi

22 aprile - 2 maggio 2009

In occasione del Salone del Mobile 2009, Careof e Viafarini hanno il piacere di presentare alla Fabbrica del Vapore, a cura di Beppe Finessi, la prima mostra monografica dedicata a Paolo Ulian, uno dei più significativi designer dei nostri giorni, erede dei maestri della grande stagione del design italiano (come Bruno Munari, Achille Castiglioni, Angelo Mangiarotti, Vico Magistretti, Enzo Mari), a sua volta già riferimento, per coerenza estro e capacità, della nuova generazione di progettisti.
Un’opera ventennale, quella di Ulian, ricca di collaborazioni significative (da Driade a Progetti, da Bieffeplast a Zani&Zani, da Fontana Arte a Seccose, da Coop a BBB emmebonacina), e protagonista nei luoghi della ricerca e della sperimentazione (da Opos al SaloneSatellite, da Droog Design alla Galleria Luisa Delle Piane). 
Accompagna la mostra il catalogo Paolo Ulian 1990–2009 con testi di Beppe Finessi e Giuseppe Ulian, disegni di Paolo Ulian, progetto grafico di Gumdesign, Edizione Careof e Viafarini (aprile 2009).

Paolo Ulian (Massa, 1961). Si forma all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove segue i corsi di pittura di Getulio Alviani e Luciano Fabro, quindi si iscrive all’Isia di Firenze dove si diploma in industrial design nel 1990. Lo stesso anno è a Milano per lavorare con Enzo Mari. Collabora con lui fino al 1992 per poi iniziare la propria attività insieme al fratello Giuseppe.
Espone in numerose mostre in italia e all’estero e  vince alcuni premi internazionali come il Design for Europe Award, il Design Report Award, il premio Dedalus. Ha collaborato con Driade, Bieffeplast, Fontana Arte, Luminara,  Zani & Zani, BBB emmebonacina, Sensi&C., Droog Design, Coop, Azzurra Ceramica, Skitsch.
www.paoloulian.it

Beppe Finessi (Ferrara, 1966). Architetto, svolge attività didattica (ricercatore al Politecnico di Milano, dove insegna Architettura degli interni, Design e arti contemporanee e Allestimento), critica (dal 1996 al 2007 è stato redattore per il design di Abitare) e di ricerca (continuando a “imparare dall’arte”, cercando di “vedere l’arcobaleno di profilo” e non dimenticandosi di “alleggerire”). Da alcuni anni si occupa dell’opera dei grandi maestri del design italiano (Bruno Munari, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Alessandro Mendini) e di alcuni nuovi protagonisti della scena internazionale, come Fabio Novembre e Martí Guixé.


Paolo Ulian. Venti anni di lavoro, una mostra
di Beppe Finessi

Paolo Ulian: un agire puro e libero, centrato su alcuni fili rossi ricorrenti, particolari territori d’affezione praticati con continuità, con spontanea e naturale dedizione.
Una mostra strutturata su due grandi aree che contengono ognuna tre insiemi di ricerche, sviluppate attraverso l’elaborazione di oggetti molto diversi tra loro ma sottesi dagli stessi intenti.
La prima area, tra costruzione e produzione, gravita intorno all’uso sapiente dei materiali.
Una serie di oggetti riflette il progettare tracce: oggetti dove i segni di usi
o lavorazioni arrivano a connotarne con originalità l’aspetto finale, come un tavolino/seduta da giardino in acciaio lucidato che piantato nel terreno a colpi di martello ne registra le impronte, come una serie di vasi dalla medesima forma ma resi unici da lavorazioni differenti che fanno affiorare strati di colori diversi.
Rispettare la materia vuol dire sentire il dovere di ottimizzare l’uso dei materiali, facendo attenzione a non sprecare nessuna quantità, e così guardare al riciclo e al recupero di residui di produzione, e rivederli in altri usi, intelligentemente portati
a nuova vita: scarti di marmo diventano lampade, contenitori e oggetti per la cucina, mentre bottiglie di plastica possono diventare appendiabiti o moduli di un paravento.
Avere accortezze costruttive, inseguendo invenzioni produttive figlie di un sapere quasi ingegneristico, permette costruzioni semplicemente geniali ma incredibilmente comprensibili (un appendiabiti da parete costruito con moduli di compensato che opportunamente sagomati assumono la giusta conformazione d’uso dopo essere stati inseriti in un binario di alluminio; una lampada da tavolo il cui paralume è una cuffia da piscina che mantiene in tensione la struttura metallica che la sostiene).
La seconda grande area è riconducibile alla ricerca della buona corrispondenza con le necessità d’uso, già sedimentate o di nuova formulazione. Così oggetti nati dall’esigenza di aggiungere funzioni, sfidando la tradizione che li vuole spesso monofunzionali, e arrivando a delineare un nuovo dizionario di presenze con più possibilità di utilizzo (un coltello da cucina con doppia lama per differenti usi; un lavabo con incorporato un cestino sottostante; un tavolino da soggiorno che diventa anche panca per sedersi; un paio di ciabatte da spiaggia che lasciano un messaggio sulla sabbia; un vaso la cui particolare sezione orizzontale permette la disposizione ordinata di un fiore singolo o di un mazzo più corposo). Così progetti attraverso
i quali tendere a una buona forma, tra piccole e grandi attenzioni (un’oliera dove ogni dettaglio è studiato tra specificità dei materiali e necessità d’uso, oppure una rotella tagliapizza dove l’impugnatura è realizzata con un unico nastro di acciaio opportunamente curvato in tre punti e in tre modi diversi per assolvere ai differenti bisogni). Senza dimenticarsi di osservare comportamenti per farne derivare nuove tipologie di prodotto: "Se non siete curiosi cambiate mestiere" era il verbo del grande giocoliere del design, Achille Castiglioni. Guardare a come le persone vivono, si muovono, compiono quel dato gesto per fare quella certa cosa è un modo efficace per immaginare "nuovi" prodotti: una piastrella per il rivestimento dei bagni pubblici il cui decoro a righe, come quello del più classico dei quaderni, può essere un invito "ordinato" alle scritte clandestine; un tappetino per il bagno con ciabatte integrate per muoversi quasi "pattinando" dopo la doccia; un biscotto da "indossare" per infilare direttamente il dito nel vaso di Nutella.
Al centro, cuore e cerniera tra le due aree, un gruppo di progetti che dichiarano l’appartenenza dell’autore, la sua posizione morale, il suo essere rispetto al mondo. Sempre sostenuto da un sentire etico, Paolo Ulian ha capito prima di altri, e lo ha fatto guardandosi dentro, che la propria vita non andava spesa per riempire il mondo di cose prive di senso, figlie solo delle logiche del mercato. E così un tris di proposte dove svetta luminosa la propria, cristallina coscienza (un incarto per bottiglia di vino realizzato con un foglio di giornale scelto per il titolo del giorno, un fiammifero di legno che si può usare due volte, una cartolina che può contenere alimenti per il corpo oltre che per l’anima).

Paolo Ulian, ancora: in ogni istante, opere misurate, mai forzatamente eclatanti, spesso silenti, sempre delicate, molte volte attraversate da una sana dose di humour, tra provocazione e sorriso, ma sempre con garbo (Castiglioni e Munari insegnano), senza mai dimenticarsi di dedicare attenzione alla valenza scultorea degli oggetti, perché anche le presenze intorno alla nostra quotidianità hanno il "diritto" alla bellezza oltre alla necessaria funzionalità (Mangiarotti e Mari vigilano), e nel suo caso questa capacità espressiva è figlia di una rara, evidente sensibilità.


Con il contributo di Fondazione Cariplo, Gemmo e Azzurra Ceramiche .



top

last update 12-10-2011