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Veduta dell'installazione





Icona
Ugo Simeone

a cura di Alessandra Pioselli

5 - 25 marzo, 1998


Quando San Bernardo si accanisce contro le mostruose deformità del nascente immaginario gotico, incarnate nelle bizzarrie dei bestiari, mette in guardia contro il potere delle immagini che distolgono dalla preghiera e stornano il pensiero dalla contemplazione per farlo perdere nell'accidentalità e nella contingenza del racconto. Solo quando l'immagine diventa icasticamente essenza entra in rapporto con la dimensione del sacro: icona che non racconta, non descrive, non rappresenta. Infatti, essa è e, dunque, presenta.

L'Icona di Ugo è un segno a matita fatto di infinite velature di grafite sovrapposte fino a saturare il campo bianco del foglio, le cui proporzioni matematiche alludono all'uovo di Piero della Francesca.

La perfezione della tecnica, la maniacale e lenta precisione nella realizzazione evidenziano il fare come processo conoscitivo. Stratificazione dopo stratificazione l'immagine viene alla luce ed essa porta ancora in sé la memoria della mano che l'ha creata. Un'immagine specchio, ampolla o acetabolo, come Ugo la definisce. Studiata come interrogazione sulla spazialità del luogo, questa immagine vive in simbiosi con le dimensioni architettoniche dello spazio che la accoglie. Uno spazio svuotato e denudato, reso anch'esso puro e sintetico segno.

Alla magia dello sguardo e ad una sua possibile e attuale "sacralità" è dedicata l'Icona di Ugo, riflessione sul senso delle immagini, interrogazione e domanda sul significato dell'atto tanto antico del "guardare", concepito ancora come atto interrogativo/conoscitivo, "visione" avvolgente e purificatoria.

Alessandra Pioselli

Organizzato nell'ambito dell'attività per il Progetto Giovani del Comune di Milano


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last update 12-10-2011