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Stéphanie Nava


veduta dell'installazione

Elena Nemkova e Lorenza Lucchi Basili


Note: Nostalgie

Lorenza Lucchi Basili, Stéphanie Nava, Elena Nemkova, Dubravka Vidovic

a cura di Gabi Scardi

12 - 23 marzo 2002


La rassegna Note propone artisti delle ultime generazioni, alcuni dei quali esordienti, altri affacciatisi sulla scena artistica in questi anni, ma già fatti segno di attenzioni incoraggianti.
Le opere proposte nei due appuntamenti hanno il valore di annotazioni personali e sono accomunate da un carattere riservato. L’energia che manifestano è un’energia interiore, segreta cui lo scenario esterno fa da contrappunto. Spira, tra le opere, una sensazione, appena vagamente spaesante, di assenza e di nostalgia di un’unità originaria, nello spazio e nel tempo.
Il primo appuntamento propone opere di Lorenza Lucchi Basili, Stéphanie Nava, Elena Nemkova e Dubravka Vidovic.
La sede espositiva diventa una meta, prima di raggiungere la quale cammineremo sull’acqua con l’installazione di Dubravka Vidovic: come se si trattasse di superare un mare di nostalgia e di lontananza.
Elena Nemkova invita i visitatori alla prova di un contatto individuale ma anonimo, come a sottolineare la difficoltà, ma anche la necessità, di stabilire rapporti umani autentici, verificabili. La scelta stessa di tentare una relazione può assumere il senso di una sfida.
L’inconoscibile è anche la violenza vaga delle tavole e della biancheria di Stéphanie Nava, abitate da punte o da lame. Le sue opere hanno a che fare con le nozioni di tempo, di limite e di territorio. Il tema della nostalgia s’intreccia, in molti dei suoi lavori, con quello di squilibrio, con esiti di sottile ed enigmatica crudeltà.
Delle serie fotografiche che compongono il lavoro di Lorenza Lucchi Basili, quelle presentate qui risultano tra le più oniriche, quasi si trattasse di visioni riferibili ad una fluida realtà interiore piuttosto che alla ferma solidità dell’architettura. La scomposizione e la ricomposizione della forma architettonica diventa una strategia per recuperare il senso, a noi solo parzialmente accessibile, di un’unità perduta delle cose, un viaggio dentro lo strato più arcaico e insondabile della nostra psiche.


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last update 4-06-2008