english














Vedute della performance





Vedute dell'installazione


Invitation to a Pointless Investigation
Jimmie Durham

Mostra e Workshop con Silvia Maria Barna, Jen Budney, Valerio Carrubba, Enzo Distinto, Tarin Gartner, Mauricio Lupini, Paola Pivi, Irene Prinzivalli, Gabriele Picco, Ewa Rapacz, Barbara Rossetti, Paola Sabatti Bassini, Lorenzo Silvan, Michela Veneziano


ideato da Patrizia Brusarosco, Carolyn Christov-Bakargiev e Jimmie Durham

workshop dal 26 al 30 maggio, 1997
mostra dal 30 maggio al 15 settembre, 1997

Invito ad una inverstigazione senza un punto

L'anno scorso affermai che non vi è nessuna differenza tra arte e scienza; che sono esattamente identiche. (Ricordavo, però, che non si deve intendere scienza come tecnologia e arte come artigianato.) Si può dire che la scienza "conduce" alla tecnologia, così come si può dire che l'arte conduce al design pubblicitario. Ora vorrei considerare delle separazioni; l'arte, in particolare, deve essere considerata come una cosa separata dall'architettura, dal design e dalla moda. Partiamo dalla considerazione che l'architettura abbia un "punto"; o meglio, una serie lineare di punti. Il primo, certamente, è di costruire una struttura utilizzabile e stabile. Il secondo, forse, è di creare strutture che siano parte del discorso della città in quanto città. La moda e il design hanno un ruolo simile. Tutti e tre hanno una relazione con sistemi ideologici, e questa ideologia è un progetto e un prodotto dello stato. Tutti e tre servono a quella parte del progetto dello stato che spesso sembra la meno tipica per lo stato e quella ci fa sentire liberi dallo stato. L'arte dovrebbe essere contro l'ideologia. E' sostanzialmente uno sforzo intellettuale, ma senza linguaggio. Noi crediamo che il linguaggio sia intellettualità, che non ci sia significato senza il linguaggio, perché è il linguaggio stesso a dirci che è così. Finché non ci confrontiamo con l'arte. Viafarini ha offerto a me e ad altri 20 nuovi colleghi l'opportunità di passare un'intensa settimana ad investigare la situazione anomala (quasi!) dell'arte. Certamente parleremo, scriveremo e faremo. Idealmente, alla fine della settimana dovrebbero esserci delle prove incoraggianti delle nostre investigazioni visibili per il pubblico, ma non è questo il punto. Al posto di un punto, proviamo ad immaginare una virgola.

Jimmie Durham
Bruxelles, 1997

L 'artista


Jimmie Durham, artista, scrittore e poeta di fama internazionale, è nato nel 1940 a Washington (Arkansas) ed attualmente vive tra Bruxelles e Marsiglia.

Con le sue sculture, assemblaggi e installazioni crea colorate figure antropomorfe con attributi animali e umani, utilizzando oggetti di scarto e materiali organici. I materiali e l'iconografia che caratterizzano le composizioni di Jimmie Durham, che spesso ricordano oggetti etnografici, traggono ispirazione dalle origini Cherokee dell'artista e sono espressione del profondo legame alla natura che caratterizza la cultura indiana. Unendo in queste sue opere invettiva politica, poesia e giochi di parole, Durham ironizza sui processi di colonizzazione messi in atto da secoli da parte della cultura occidentale, nonché sulla natura e sugli stereotipi dell'opera d'arte contemporanea.

Jimmie Durham ha dimostrato la coerenza dell'impegno politico, manifestato nelle sue opere d'arte, sia partecipando attivamente all'American Indian Movement durante gli anni 70, sia pubblicando diversi scritti che vanno dalla poesia, a sceneggiature e alla saggistica su teoria critica, filosofia, antropologia e linguistica. Jimmie Durham, tra gli artisti più considerati nel panorama artistico contemporaneo, ha partecipato alla grande esposizione internazionale Documenta IX, tenutasi a Kassel nel 1992, e ad Anversa Capitale Europea della Cultura 1993; le sue opere sono state esposte al Whitney Museum di New York, ai musei di Ghent e Bruxelles e all'ICA di Londra. Jimmie Durham parteciperà anche alla mostra Città e Natura che si aprirà ad aprile a Palazzo delle Esposizioni a Roma.

Nel 1996 Jimmie Durham ha realizzato la mostra “Der Verfuhrer und der Steinerne Gast” presso l'Istituto Culturale dell'Ambasciata Bulgara di Vienna, che ha sede nell'ex-abitazione del filosofo viennese Wittgenstein. Per l'occasione è stato pubblicato un libro ononimo, in cui si concentrano molti dei temi ricorrenti nell'opera di Jimmie Durham. In particolar modo, il discorso si incentra sul linguaggio, sulle sue origini e sul suo senso, abilmente giocando con il tedesco, lingua in cui il testo è stato tradotto.

Non c'è nessuna differenza tra arte e scienza; sono esattamente identiche”. Questa è una delle conclusioni tratte da Jimmie Durham, dalla quale vorrebbe riprendere il discorso ribaltandolo con il progetto di mostra / workshop presso lo spazio Viafarini a Milano.

Il workshop

Il workshop è rivolto a studenti e giovani artisti che sono stati invitati a partecipare tramite un bando promosso da Viafarini presso le Accademie di Belle Arti di Brera e di Bergamo, nonché proposto ad alcuni artisti dell'Archivio Care Of Viafarini, organizzato per Progetto Giovani del Comune di Milano.

I candidati hanno fatto pervenire entro il 20 aprile 1997 una domanda di partecipazione, accompagnata da materiale di documentazione sul loro lavoro, e una dichiarazione sulle motivazioni a partecipare e le loro aspettative dal lavoro di gruppo con Jimmie Durham.

La commissione selezionatrice, composta da Jimmie Durham, Carolyn Christov-Bakargiev (curatore), Alessandra Galasso (responsabile dell'Archivio Care of Viafarini) e Patrizia Brusarosco (direttore Viafarini), ha invitato un massimo di 20 artisti che parteciperanno al workshop tenuto da Jimmie Durham nella settimana dal 26 al 30 maggio.

Il risultato del laboratorio saranno discussioni, scritti e opere prodotte dal gruppo di lavoro, che verranno esposte presso Viafarini fino a settembre 1997.

Il tema della mostra / workshop

Nel corso del workshop Jimmie Durham esplorerà la situazione “anomala” dell'arte in relazione alle discipline artistiche applicate quali l'architettura, la moda e il design, nella cultura contemporanea e in relazione alla città di Milano. L'artista ha scelto, infatti, Milano per la realizzazione del progetto in virtù del ruolo determinante che la città detiene nel campo di moda e design.

All’inizio dell’incontro tra Jimmie Durham e i giovani artisti di questo workshop, tra le altre cose dette e fatte, Jimmie ha proposto due esercizi: il primo è consistito nel chiedere a ciascuno di tenere in mano un pezzo di legno e di essere fotografato, il secondo è stato di realizzare sotto qualsiasi forma (appunti, elenco di parole, scritti, ecc.) una lista di tutto quello che ognuno riconosceva essere presente in questa sala. Le fotografie sono state mescolate da Jimmie con altre di altre occasioni. Le liste degli oggetti, invece, sono state scambiate tra i partecipanti e da ognuna di esse, non necessariamente la propria, è scaturito un elaborato di qualche genere. Non è certo chi ha partecipato, né cosa ci sia in questa sala.

con la collaborazione del Goethe Institut - Mailand


top

last update 12-10-2011