english













foto di Giovanni Morbin, Francesco Bertocco, Alan Chies


Il confine è ortogonale al transito

un progetto di Giovanni Morbin con Canedicoda, Modou Gueye, Dimenava Kouyate, Mouhamadou Ndiaye, Mor Ndiaye, Aliou Diop, Maabsa Gassama, Hassan Aftis, Cheik Thioune, Balla Nar Ndiaye, Mame Diba Diop, Dieynaba Kouyate, Aliou Ndiaye, Rufin Doh, Seydi Diougouna, Birane Gueye, Francesco Bertocco, Christophe Fellai, Alan Chies, Gabriele Grotto, Cyril Delachaux, Peter Schreuder, prodotto da Viafarini DOCVA (Patrizia Brusarosco, Simone Frangi, Giulio Verago) e ECAV Ecole Cantonale d’Art du Valais (Sibylle Omlin, Federica Martini) con il supporto di Pro Helvetia, nell’ambito del progetto Viavai – Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia
Si ringrazia Bonotto spa e Marsèll

21 settembre 2014, Sempione - Confine di stato
workshop tra maggio e settembre 2014

Il confine è ortogonale al transito è un progetto performativo workshop-based prodotto da Viafarini nell’ambito del progetto Viavai – Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia in partenariato con ECAV – Ecole Cantonale d’Art du Valais (Sierre) e con il supporto di Pro Helvetia.

Il progetto dell'artista Giovanni Morbin si è sviluppato tra maggio e settembre 2014 e ha previsto, grazie alla collaborazione con l'attore Modou Gueye e le organizzazioni Mascherenere e Sunugal, il coinvolgimento della comunità artistica e teatrale milanese sensibile al tema dell’immigrazione/emigrazione, dell’integrazione sociale e della legittimazione dell’”immigrato” come soggetto politico, libero e influente.

L’opera performativa, che ha luogo il 21 settembre, consiste in una sfilata di moda composta da 13 performer (attori di diversa provenienza nazionale e culturale, immigrati appartenenti alle comunità presenti sul territorio milanese) che attraversano il confine Italia-Svizzera in prossimità della dogana di Gondo (passo del Sempione). I performer sono: Dieynaba Kouyate, Mouhamadou Ndiaye, Modou Gueye, Hassan Aftis, Mor Ndiaye, Aliou Diop, Maabsa Gassama, Cheik Thioune, Balla Nar Ndiaye, Mame Diba Diop, Aliou Ndiaye, Rufin Doh.

Una passerella ideale, sconfinante silenziosamente tra Italia e Svizzera, in grado di dare la possibilità ad ogni performer di passare la frontiera legalmente, legittimando ciò che normalmente non è permesso né tantomeno agevolato.

I prototipi di abiti indossati durante la sfilata / performance sono stati progettati grazie a un workshop alla Fabbrica del Vapore, frutto della collaborazione tra Giovanni Morbin, Modou Gueye, i performer e il fashion designer Giovanni Donadini (Canedicoda), autore dello sviluppo dei prototipi.
Ogni abito è il frutto di una serie di appunti tematici e visivi, una sorta di tazebao da indossare grazie al processo di scambio di competenze, immaginari e spunti visivi che scaturisce dal workshop alla Fabbrica del Vapore.

Ogni abito è realizzato traducendo un storia di immigrazione dei performer stessi. All’attività di training performativo/teatrale e di racconto vicendevole delle proprie biografie migranti, il workshop associa un lavoro di analisi parallela dei codici visivi europei ed extra-europei legati al vestiario. È analizzata in particolare la questione del transito attraverso lo strumento dello story telling e della tradizione orale.

Gli attori attraverso questo “passaggio” simboleggiano l’autocoscienza del migrante come soggetto politico, trasformando il confine in un passaggio e non in una barriera. L’opera e la sua divulgazione potranno essere di aiuto nella sensibilizzazione sui temi dell’attraversamento e del nomadismo come fenomeni sociali reali e al centro della condizione esistenziale dell’essere umano.

Si ringraziano gli artisti Francesco Bertocco e Christophe Fellai per il contributo alla documentazione dell’opera.
Si ringrazia Bonotto spa per aver fornito i tessuti.

Giovanni Morbin, artista visivo, vive e lavora a Cornedo Vicentino. Nel 1982 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia dopo aver seguito il corso di pittura nel laboratorio di Emilio Vedova. E' titolare del corso di Tecniche Performative presso l’Accademia di Belle Arti di Verona. Dal 1978 la sua ricerca è legata ai comportamenti e la performance è il mezzo ideale per esprimere le sue idee. Parallelamente al lavoro comportamentale s’interessa alla costruzione di oggetti funzionali all’azione quotidiana e conferisce loro il valore di strumenti. Tra gli spazi che recentemente hanno ospitato i suoi lavori si ricorda: Museo Marino Marini, Firenze (2014), Centrale Fies – Ambienti per la produzione di Performing Arts, Trento (2013), Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2013); Museo MA*GA, Gallarate (2011), Artericambi, Verona (2010); Gallerija Gregor Podnar, Ljubljana (2010); Istituto di cultura Svizzero, Roma, (2010); MART, Rovereto (2010); ViaFarini, Milano (2009).

Modou Gueye dal 1993 collabora con il Laboratorio di Teatro Mascherenere (Fabbrica del Vapore, Milano) e dal 1995 in qualità di Presidente dell'Associazione culturale stessa è organizzatore di iniziative per la diffusione della cultura africana e promozione della multiculturalità, partecipa infatti all'organizzazione di quattro edizioni della rassegna Teatrale delle Migrazioni L'Altrofestival in collaborazione con COE. Realizza inoltre diversi spettacoli tra cui Gora. Il Sarto di Ndiobenne, Medzoo Mokos, Sotto il letto e Riflessioni di un Viaggio. Ma il percorso teatrale di Modou Gueye è ricco ed eterogeneo: è attore per ERT (Emilia Romagna Teatro) nello spettacolo La Bottega del Caffè di Goldoni, regia di Gigi Dall'Aglio, con Paolo Bonacelli(1996/1998); Romeo e Giulietta. Serata di delirio organizzato di Paolo Rossi (1999/2001); L'Apocalisse, La Corte Ospitale (RE), regia di Franco Brambilla (2003). Dal 2003 ad oggi si dedica all'allestimento di alcuni spettacoli teatrali di cui non è solo attore, ma anche regista: Osare inventare l'avvenire: il presidente ribelle dedicato a Thomas Sankara, Il bambino soldato, Modou racconta e Viaggiando con i diritti. Dal 1998 è attivo nel campo dell'educazione allo sviluppo ed intercultura sia con laboratori per bambini su canto, danza e recitazione sia nella formazione di insegnanti di scuola superiore, media ed elementare.

Canedicoda è un designer che, prendendo spunto da una precisa e personale idea di disegno, spazia trasversalmente tra arte, musica, creazione di abiti ed ambienti. Il disegno, dunque, come matrice: come se potesse prendere piu' forme, non solo sulla carta, ma concretizzarsi attraverso altri materiali ed incrociare altri utilizzi. Disegnare suoni, suonare ambienti, vestire spazi, indossare segni. Dal 2003, Canedicoda a oggi ha condotto una sua personale ricerca di linguaggio, stile e metodo, collaborando con Marsèll, Carhartt, Replay, Adidas, Vic Matiè, Dumb Skateboards, Le Dictateur, C2C, Netmage Festival, Live Arts Week e svariate situazioni dai toni più o meno istituzionali. Ha sviluppato una sua linea di vestiario legata alla serigrafia manuale producendo una vasta quantità di materiale. Attivo anche in campo musicale e di esperienza sonora con l'alias di Ottaven. Segue anche il cinema temporaneo chiamato Minema e una realtà legata all'organizzazione di eventi musicali chiamata Piattaforma Fantastica.

Mascherenere nasce nel 1990 dall'incontro di alcuni artisti africani ed italiani, con lo scopo principale di diffondere le culture dell'Africa Nera in Italia tramite un'operazione di sintesi/ricerca tra i paesi portatori di culture "altre" ed il patrimonio artistico del paese ospitante. Nei primi anni '90, Mascherenere si fa portatrice di quello che chiamiamo "italofonia": panorama artistico in cui scrittori, poeti, attori, drammaturghi extraeuropei si esprimono attraverso la lingua italiana. Lo spunto teatrale di Mascherenere parte così da alcune ricerche condotte nei paesi dell'Africa Centrale e dell'Africa dell'Ovest sulle forme di rappresentatività primordiali delle società precoloniali africane. Al contatto con i linguaggi teatrali occidentali si è prodotta una "contaminazione" di modelli espressivi il cui risultato è stato un arricchimento reciproco. Il senso forte di appartenenza ad una terra e insieme l'accettazione di un perpetuo migrare portando con sé l'essenza del luogo che si abbandona, rivelano sacche nascoste di umanità. L'affiancare i linguaggi culturali e teatrali di diverse etnie, africane ed occidentali, messe sullo stesso piano, produce la contaminazione necessaria ad un teatro in continua mutazione. Mascherenere gestisce anche la prima (e finora unica) scuola di teatro transculturale in Italia. Per giovani e meno giovani, per bambini e ragazzi. Anche questo è migrare; all'interno del proprio paese, tra una cultura e l'altra.

Sunugal è un'associazione socio-culturale nata per iniziativa di un gruppo di cittadini stranieri, in gran parte senegalesi, ed italiani, con l’obiettivo di favorire iniziative di scambio tra i due paesi; è quindi un soggetto che “agisce” tanto in Africa, quanto in Italia, e funge da rete di collegamento tra gli immigrati in Italia e le famiglie rimaste in Senegal. Il nome dell'associazione significa, in lingua wolof, "la nostra barca", segno della volontà di condividere un percorso che coinvolga le diverse culture di chi ha dato vita a questo progetto. Sunugal opera in due aree di intervento principali: In Italia per la diffusione ad un pubblico più ampio di informazioni sul Sud del Mondo e sulle migrazioni; per il sostegno alla popolazione immigrata extracomunitaria; In Senegal per favorire iniziative di interscambio tra paesi del Sud e del Nord del mondo;per il sostegno allo sviluppo socio-economico delle aree di provenienza degli immigrati.


top

last update 4-11-2015