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Marina Ballo Charmet
Conversazione
, 1998
veduta della video installazione


Marina Ballo Charmet
Conversazione, 1998
still da video


Simonetta Fadda
Il pubblico del concerto, 1994
Video hi8/VHS-PAL, 2', still da video

Simonetta Fadda
Genova pissing, 1993
Video hi8/VHS-PAL, 9', still da video



Coincidenze
Marina Ballo Charmet, Simonetta Fadda

a cura di Francesca Pasini

5 - 30 maggio 1998


Particolari del corpo che siamo abituati a pensare quasi delle protesi delle nostre espressioni, senza movimento e vita propri, invadono cinque monitor e diventano gli attori di una conversazione normalmente non udibile. Così Marina Ballo Charmet "trascrive" una Conversazione a più voci, di cui ascoltiamo il misterioso respiro che palpita sotto un particolare di una spalla, una mano, una gamba, o dietro scorci del collo e del ventre. Ci vuole del tempo perché l'occhio metta a fuoco sotto le morbide pieghe di un golf quell'arto che pure riceve emozioni, movimento, respiro anche se non li esprime attraverso le parole, o attraverso le immagini fisiognomiche che rimandano invece i volti.
Partendo dal frammento Marina Ballo Charmet restituisce la completezza alla fisicità del corpo: il fatto che sia vestito lo rende ancora più enigmatico. Uomini e donne, infatti, hanno bisogno di coprirsi e anche di disegnarsi attraverso gli indumenti, anche questo bisogno fa parte della trasmissione del pensiero e delle emozioni. La nudità è stata a lungo vista come la metafora della nostra essenza, ma forse oggi è un luogo comune che, invece di porre in primo piano la realtà originaria e simbolica dei nostri incontri, la nasconde sotto una pelle così in vista che sembra quasi non ci appartenga più. La conversazione, che Marina Ballo Charmet ha intercettato, ci riporta a una complessità dei rapporti quotidiani che va oltre le pelli di cui ci rivestiamo.

Una coincidenza reale lega queste figure al progetto di Simonetta Fadda, non tanto perché il suo lavoro verte sull'immagine video, ma perché a tema delle sue opere c'è sempre un'analisi della realtà esterna in cui ogni soggetto si trova a vivere, a esporsi componendo un ritratto che di nuovo mette in campo un'idea di "nudità" che non riguarda il corpo in quanto tale, ma le esperienze che ci portano a svelare qualcosa di noi, anche inconsapevolmente, anche quando per strada agiamo e ci comportiamo come se l'anonimato ci proteggesse, quasi come un vestito, e nello stesso tempo ci concedesse delle reazioni "libere", proprio perché nessuno ci vede.
Simonetta Fadda non fa però una mostra con alcuni dei suoi video, ma ci racconterà (facendoci anche vedere alcune sue opere) il modo di intendere La bassa definizione. Nel giorno dell'inaugurazione terrà dunque una conversazione, rivelando anche quei pensieri, quelle riflessioni che stanno attorno e dentro all'opera. Di nuovo un dialogo tra ciò che si rende visibile "sulla pelle" e i movimenti interni che la fanno respirare. Di questo dialogo rimarrà poi traccia nella mostra, attraverso la registrazione video della sua conferenza.

"Definizione è il termine usato di solito per indicare il grado di precisione e nitidezza di un'immagine televisiva. Bassa definizione indica viceversa lo standard delle apparecchiature video amatoriali, ritenuto inferiore a quello delle emittenti televisive, ma in realtà la divisione alta/bassa definizione, in TV, ha precisi obiettivi di mercato e non motivazioni di carattere estetico. Piuttosto, è un altro modo per tenere separati professionista e dilettante, produttore e consumatore, artista e pubblico. Le tecnologie attuali, però, oggi rendono possibile rilanciare l'utopia delle avanguardie: la conquista della libertà per mezzo della bellezza può trasformarsi in pratica della libertà per mezzo della comunicazione e dei suoi strumenti" (Simonetta Fadda)


Francesca Pasini

Organizzato nell'ambito dell'attività per il Progetto Giovani del Comune di Milano


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last update 12-10-2011