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Tinica, 2004
still da video, colore, suono, 7'32"


Goal, 2009
still da video, colore, suono, 4'


Fikret Atay

a cura di Gabi Scardi

3 giugno - 10 settembre 2010


Viafarini DOCVA è lieta di presentare la mostra personale dell’artista turco Fikret Atay. I video di Atay sono veri e propri frammenti poetici, distillati di senso e di quotidianità: low tech e ridotti all’essenziale, ma capaci di sintetizzare un mondo che più remoto non potrebbe essere. È il mondo di Batman, paese natale dell’artista, nel sud-est dell’Anatolia - in Turchia, vicino al confine con l’Iraq.
Atay parte dalla realtà tradizionale curda, dalla situazione locale della zona in cui vive e lavora; la racconta con un linguaggio semplice, rinunciando a ogni effetto speciale; ne coglie i punti di intersezione rispetto alle trasformazioni in atto nel paese intero e oltre, nel mondo globalizzato. Le sue opere hanno però un carattere fortemente metaforico; partendo da situazioni estremamente circoscritte, finiscono per raccontare questioni e problemi condivisi a livello planetario.
In molti casi gli episodi che presenta mantengono un margine di imponderabilità. Ma vi si avverte una tensione tra istanze collettive e desiderio di individuarsi, tra la dimensione soggettiva e la spinta schiacciante ad adeguarsi. È anzi proprio nella sua assoluta semplicità che il linguaggio di Atay assume un significato antiretorico e demistificante: diversi dei suoi video raccontano come lo spirito di gruppo si possa facilmente trasformare in conformismo intellettuale.

Negli spazi di Viafarini presso la Fabbrica del Vapore l’artista proporrà i video: Tinica, Gooaal!! e Any Time Prime Time.

In Tinica un ragazzo improvvisa una session di musica su una rudimentale batteria fatta assemblando secchi di plastica, bidoni di latta e coperchi arruginiti. Siamo in cima a un’altura, di fronte alla città. Il ragazzo è concentrato, coinvolto, la batteria vibra, il sole di un tramonto struggente brilla sui vecchi bidoni. Il ragazzo s’interrompe, si alza, dà un calcio ai bidoni che, ormai ammutoliti, rotolano giù lungo il fianco della collina. È stato solo un attimo, ma intenso.

Gooaall!!: un gruppo di ragazzi gioca a calcio a piedi nudi su una strada che attraversa un monotono e sconfinato quasi nulla; un anziano signore s’inserisce nel gioco; si prepara, si concentra; la camera ruota, noi ci veniamo a trovare in corrispondenza di una porta; l’uomo segna il suo goal solitario, il cui significato possiamo solo intuire: forse un punto assestato nella partita ardua che contrappone la periferia al centro.

Any Time Prime Time a un primo sguardo è una scena confusa di una festa tradizionale che si tiene nella regione di Batman una volta l’anno, durante la quale i locali mimano un celebre racconto popolare. La strategia primaria dell’artista, come nei suoi video precedenti, consiste nella codificazione della realtà, piuttosto che nella sua semplice e trasparente rivelazione. Inizialmente l’unione di un paesaggio intrigante – le colline del sud-est dell’Anatolia – con la natura folkloristica dell’azione appare misteriosa; ma i contenuti del racconto presto diventano chiari. Come implicito nel titolo del video, Any Time Prime Time [Ogni volta la prima volta], né il tempo né lo spazio nei quali la scena ha luogo interferiscono con lo spettacolo.

In occasione della mostra l’artista espone l’opera inedita the country for old man! La fotografia viene presentata dall’artista con le parole di suo nonno: «Mio nonno mi disse: non ho un certificato di nascita. Non ho fatto il militare. Mio padre non me lo ha permesso perché i miei due fratelli non ci hanno mai fatto ritorno. Ecco perché non ho un’identità. Secondo la logica del sistema io non esisto. Non vivo. Non risulto essere il padre dei miei figli. Il viaggio più lungo per me è stato quello dal mio villaggio a Batman. Ma sono pienamente felice. Perché sono qui. Conosco a menadito tutte le colline e le vallate. Ho fatto il pastore. Ho cacciato le pernici. Il sistema non mi vede, ma io mi do da fare. È un piacere conoscerti!».

Fikret Atay è nato nel 1976 a Batman, Turchia. Diplomatosi in arti visive nel suo paese natale, presso l’università Dicle a Diyarbakir, vive e lavora tra Parigi e Batman. Nonostante la sua giovane età Atay ha già esposto in prestigiosi spazi istituzionali quali la Kunsthalle di Vienna, la Maison de l’Architecture, Parigi; il Museo de Arte Contemporáneo di León, Spagna; il New Museum of Contemporary Art a New York; lo SFMOMA di San Francisco e la Tate Modern a Londra, oltre che in occasione delle Biennali di Lione e Istanbul.

Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa


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last update 12-10-2011